La lotta contro Aethina Tumida

Le sessioni di lavoro del congresso su Aethina tumida si sono succedute per due intense giornate ricche di contributi e di positivo confronto tra interlocutori con approcci e ruoli molto eterogenei.

Nei lavori si sono succedute le relazioni di entomologi, veterinari, ricercatori, responsabili e operatori delle associazioni apistiche: Walter Haefeker, Pietro Massimiliano Bianco, Valter Bellucci, Pio Roversi, Stefano Maini, Michele Dottori, Orlando Campolo, Jeff Pettis, Peter Neumann, Franck Ouessou, Sebastian Spiewok, Nicholas Annand, Michele Mortarino, Andrea Maroni Ponti, Antonio Nanetti, Giovanni Formato, Raffaele Denami, Diego Pagani, Vanni Floris, Giorgio Baracani, Riccardo Cabbri, Claudio Porrini, Giovanni Guido, Umberto Vesco, Marc Oliver Schäfer, Noa Simon Delso.

Molteplici sono poi stati gli interventi e le domande del pubblico che ha seguito con immutata attenzione gli impegnativi lavori convegnistici.

Ringrazio quanti hanno accolto l’invito a partecipare a Beecome 2017, e in particolare i responsabili della Commissione Ue (DG SANTE Animal health), dell’Agenzia Ue Efsa, della FVE (Association vétérinaires Européen), di EURLab.

Nella terza giornata, mentre si svolgevano le sessioni di Beecome 2017 su Varroatosi e contaminazioni, si è riunito un qualificato board di ricercatori, veterinari e apicoltori, coordinato da Etienne Bruneau – presidente del Gruppo Miele del Copa-Cogeca – che ha redatto il documento di sintesi e di proposte su Lotta alla Aethina Tumida, su cui si è registrato l’ importante e significativo consenso generale dei partecipanti.

A nome delle Associazioni apistiche europee ed italiane che hanno promosso Beecome 2017 esprimo:

  • il più vivo ringraziamento a tutti coloro che si sono variamente prodigati e impegnati per la piena riuscita di questa inusuale importante iniziativa.
  • L’apprezzamento per   il singolare sforzo fatto per confrontare e conciliare positivamente approcci diversi, a volte anche molto distanti fra loro.
  • La piena soddisfazione quindi per l’elaborazione di un documento che contiene essenziali linee guida e proposte per come affrontare costruttivamente l’emergenza di questo nuovo parassita apistico, in Italia e in Europa.

Francesco Panella

Novi Ligure 30 marzo 2017

Introduzione

Aethina tumida, conosciuta anche come piccolo coleottero dell’alveare (SHB), è un insetto originario dell’Africa subsahariana che infesta i nidi di Apis mellifera. Introdotto in tempi recenti in diverse parti del mondo, può causare ingenti danni agli alveari delle sottospecie europee di api. Aethina tumida ha dimostrato di essere una specie altamente invasiva. Si è diffusa e stabilita in modo permanente in vaste aree del Nord America e dell’Australia (Neumann et al. 2016).

Per salvaguardare l’apicoltura, la specie è stata inserita nelle liste delle malattie a dichiarazione obbligatoria dell’OIE (Terrestrial Animal Code), della UE (Dir. 92/65/CEE) e dell'Italia (DPR 320/54). Aethina tumida non è un agente zoonotico e non sono state osservate altre conseguenze sull’ambiente oltre a infestare le colonie di api influenzandone quindi l’attività di impollinazione. Per questo motivo, l’obiettivo di tutte le iniziative dei servizi pubblici e degli altri soggetti coinvolti dovrebbe essere la difesa del settore apistico, in seguito a un’adeguata analisi dei costi e dei benefici delle misure adottate.

 

Beecome2017

Non compete ai partecipanti di questo congresso prendere decisioni su procedure specifiche e provvedimenti di polizia veterinaria. Tuttavia, il dialogo tecnico-scientifico tra veterinari, entomologi, ricercatori, apicoltori e loro associazioni durante questo congresso pone le basi per un nuovo indirizzo per il contrasto a Aethina tumida in Europa e sulle priorità per fronteggiare questa emergenza.

 

Cenni su Aethina tumida

  1. Aethina tumida, a differenza di altre specie nocive come varroa, si sposta volando indipendentemente dalle api.
  2. Il ciclo vitale normalmente si completa solo con la fase di impupamento nel suolo (Lundie 1940). Pertanto le condizioni ambientali, in particolare temperatura e umidità, sono determinanti (Ellis et al. 2004).
  3. Il ciclo biologico di Aethina tumida è di norma strettamente connesso agli alveari, ma esperimenti di laboratorio indicano che potrebbe trattarsi di un parassita facoltativo. È stata dimostrata la riproduzione di Aethina tumida in nidi di bombi e nella frutta (Ambrose et al. 2000; Ellis et al. 2002; Spiewok & Neumann 2006; Buchholz et al. 2008; Hoffmann et al. 2008).
  4. La durata del ciclo biologico dipende dalla temperatura: i coleotteri adulti non depongono uova a temperature inferiori a 15°C. Le uova non schiudono sotto i 15°C. A 21°C le uova schiudono in 62 ore, a 35°C in 22 ore. La fase di pupa dura da due a sei settimane. Le pupe non si sviluppano se la temperatura del terreno è inferiore a 13°C. Gli adulti non resistono a temperature inferiori allo zero (Lundie 1940; de Guzman & Frake 2007; Meikle & Patt 2011; Bernier et al. 2014).
  5. Climi caldo-umidi sono ottimali per la riproduzione di Aethina tumida. Il numero dei cicli riproduttivi durante la stagione è inferiore in climi temperati se confrontato con le regioni a clima tropicale e subtropicale (Lundie 1940; Bernier et al. 2014).
  6. In regioni con climi temperati, la popolazione di Aethina tumida si sviluppa durante l’estate con un picco alla fine dell’estate e in autunno. In seguito la popolazione dei coleotteri subisce un calo in inverno e primavera (de Guzman et al. 2010; Annand 2011).
  7. In linea generale, una colonia di api in salute è in grado di convivere con Aethina tumida (Spiewok et al. 2007; Neumann et al. 2016).
  8. Non esiste una soglia fissa oltre la quale i coleotteri diventano un problema per le famiglie di api. Sono state osservate colonie di api delle sottospecie europee con più di mille coleotteri senza segni di danni, mentre colonie con alcune dozzine di coleotteri hanno avuto la peggio. Il fattore più importante sembra essere che la famiglia sia abbastanza forte da difendere tutti i favi (Lundie 1940; Spiewok et al. 2007).
  9. Aethina tumida è attratta sia da famiglie forti che deboli (Spiewok et al. 2007; Annand 2011; Mustafa et al. 2014). I coleotteri sono attratti dai composti volatili rilasciati dalle api e dai prodotti delle api, nonché da alcuni lieviti, che sono presenti naturalmente nelle colonie o in supplementi pollinici somministrati dagli apicoltori, in particolare Kodamaea ohmeri che è associato ai coleotteri (Benda et al. 2008). La presenza o l’assenza dell’ape regina non sembra condizionare in modo rilevante l’attrattività della colonia (Spiewok et al. 2007).
  10. Durante la stagione calda un numero considerevole di coleotteri può restare fuori dall’alveare nascondendosi sotto l’arnia oppure nel materiale vegetale sul terreno (Annand 2011).

 

Difesa sanitaria in apicoltura

  1. Le possibilità di contenere un focolaio di certe malattie delle api sono sensibilmente limitate dall’attività di volo delle api.
  2. Qualsiasi misura per controllare un focolaio può fallire se la presenza di colonie selvatiche non gestite dagli apicoltori non è tenuta in considerazione come potenziale serbatoio.
  3. È molto difficile se non impossibile realizzare una tracciabilità delle api di un apicoltore, comparabile a quella di altri comparti zootecnici. Ad esempio alle api non possono essere applicate delle marche auricolari. L’identificazione delle arnie non consente la tracciabilità delle colonie d’api, poiché i componenti dell’alveare sono regolarmente scambiati. Inoltre unire e dividere le famiglie è parte necessaria dell'attività di apicoltura.
  4. Molte aziende apistiche commerciali basano la loro redditività sul nomadismo. La transumanza degli apiari è importante per la produzione di miele e polline e per il servizio di impollinazione. Lo spostamento degli alveari è necessario anche per ragioni gestionali come l’invernamento delle colonie o per abbandonare aree con trattamenti pesticidi.
  5. Generalmente, le aziende produttive gestiscono più apiari. Ad esempio l’anagrafe apistica 2016 vede censiti in Calabria circa 65.000 alveari suddivisi in circa 1.700 apiari, con l’88% degli alveari gestiti da aziende apistiche che accudiscono da due a più apiari. In caso di focolaio dovranno essere tenuti in considerazione per le misure sanitarie tutti gli apiari e le strutture dell’azienda apistica coinvolta e le movimentazioni tra tali articolazioni produttive (come ad esempio da e per il laboratorio di smielatura). Ciò è necessario a causa dell’intenso scambio di api, favi, prodotti non lavorati e materiali dell’alveare nell’ambito di un’azienda apistica. In caso contrario, le misure sanitarie adottate sono verosimilmente destinate al fallimento. Il controllo del solo nomadismo non è sufficiente per il contenimento di un focolaio.
  6. Dai dati del recente censimento apistico 2016 in Italia risultano circa 45.500 apicoltori con circa 72.000 apiari, e ben 880.000 alveari sul totale di 1.140.000 risultano allevati dalle circa 19.000 aziende apistiche a fine produttivo commerciale. I diversi metodi produttivi, le diverse tecniche e capacità gestionali, come i diversi obiettivi delle aziende devono essere tenuti in considerazione per tentare di porre un obiettivo comune e garantire il rispetto di eventuali misure obbligatorie.

 

Il coinvolgimento degli apicoltori nelle misure sanitarie contro Aethina tumida

  1. È fondamentale coinvolgere tutti i soggetti che possono aiutare a prevenire o almeno a rallentare la diffusione di Aethina tumida. Gli apicoltori nelle aree infestate e nelle zone di sorveglianza devono essere coinvolti nelle misure contro Aethina tumida. Senza la collaborazione degli apicoltori è improbabile che il monitoraggio e il controllo abbiano successo (Thrusfield 1997). La prospettiva di misure drastiche, come il rogo di alveari e apiari, ha inficiato la collaborazione degli apicoltori. Le autorità non possono attendersi piena collaborazione con misure che minacciano la stessa sopravvivenza delle aziende apistiche. Se c'è una forte evidenza che le misure difficilmente possano funzionare o che siano addirittura contro producenti, è ancora più improbabile che gli apicoltori collaborino. La fiducia nella realizzabilità dell’obiettivo è il principale incentivo per il controllo del parassita.
  2. È necessario che i danni economici agli apicoltori penalizzati dalle misure obbligatore di controllo siano rapidamente e adeguatamente indennizzati. Questo è importante per mantenere la collaborazione degli apicoltori.
  3. Un'intensa campagna di informazione e formazione sul monitoraggio e il controllo di Aethina tumida dovrebbe essere coordinata dai servizi veterinari e dalle associazioni degli apicoltori. Deve essere favorita la diffusione delle buone pratiche per la gestione degli alveari, delle attrezzature e dell’estrazione del miele (Hood 2004).
  4. Le associazioni degli apicoltori possono giocare un ruolo molto importante informando e istruendo gli apicoltori e supportando la politica sanitaria (Gallo & Waitt 2011).

 

Possibili fattori che influenzano la diffusione di Aethina tumida

  1. Grazie alle sue capacità di volo, Aethina tumida può attivamente diffondersi tra alveari e apiari. Il picco della sua attività di volo è da due ore prima, fino a un'ora dopo il tramonto (Annand 2011). Non si sa quanto lontano Aethina tumida possa volare, ma la distanza di volo degli insetti può essere molto aumentata dal vento (Compton 2002).
  2. La diffusione di Aethina tumida è facilitata dal nomadismo e dalla movimentazione del materiale apistico usato. Questo include, per esempio, anche il trasporto dei melari da e per il laboratorio di smielatura. In effetti, le attività umane sono il veicolo principale per il diffondersi di Aethina tumida su lunghe distanze (Hood 2000; Caron et al. 2001; Evans et al. 2003; Annand 2011).
  3. La densità degli apiari in un territorio e le sue caratteristiche geografiche sono fattori critici che influenzano la diffusione di Aethina tumida (Spiewok et al. 2007, 2008).
  4. Le manipolazioni di routine da parte dell’apicoltore, lo spostamento di un alveare o la visita da parte di un veterinario possono spingere alcuni coleotteri ad abbandonare l’alveare (Annand 2011).
  5. Lo spostamento di alveari o la distruzione di un apiario possono indurre la diffusione dei coleotteri superstiti (es. quelli che si trovavano al suolo) agli apiari vicini, se non vengono catturati con delle trappole efficaci o alveari sentinella muniti di trappole efficaci.
  6. Aethina tumida può anche essere trovata negli sciami naturali e può riprodursi in colonie selvatiche che mantengono una popolazione serbatoio di coleotteri non rilevabile con i metodi attuali (Lundie 1940; Ellis et al. 2003; Gillespie et al. 2003; Spiewok & Neumann 2006).

 

Rilevamento/monitoraggio di Aethina tumida

  1. Si può ipotizzare che durante la prima fase di invasione la popolazione del parassita sia ancora contenuta. La probabilità di individuarlo per caso è estremamente bassa. Per questo motivo, una sorveglianza attiva e passiva con una forte focalizzazione sull’utilizzo di trappole efficaci è necessaria nelle aree dove Aethina tumida non è ancora presente (Mehta et al. 2007).
  2. La ricerca di Aethina tumida richiede tempo e conoscenza, specialmente se le popolazioni sono limitate.
  3. Un operatore esperto può controllare da 20 a 30 alveari in un giorno, a seconda della forza degli alveari. Tuttavia, le ispezioni non possono basarsi solo sul controllo visivo poiché i coleotteri possono facilmente sfuggire se sono presenti pochi esemplari (Spiewok et al. 2007). Questo avviene in particolare se si utilizzano unicamente metodi di visita semplificati. Di conseguenza, per potenziare il monitoraggio si dovrebbero utilizzare trappole efficaci da cui il coleottero non riesca a fuggire.
  4. La sensibilità della PCR sui detriti degli alveari per ricercare Aethina tumida (Ward et al. 2007) deve essere verificata e validata.

 

Zone endemiche

  1. Nonostante i roghi degli apiari durante gli ultimi tre anni, Aethina tumida nel terzo anno è ancora stata riportata come presente in numerosi apiari delle zone infestate della Calabria (IZSVE 2016). Per questo motivo Aethina tumida dovrebbe essere dichiarata endemica in quest'area e dovrebbero essere attivate misure di gestione adeguate, che dovrebbero sostituire i tentativi di eradicare il coleottero.
  2. Una grande varietà di trappole è già in uso in Nord America e in Australia (Torto et al. 2007; Annand 2008; Nolan 2008; Arbogast et al. 2009; Duehl et al. 2012; Peterson 2012; de Guzman et al. 2013; Levot et al. 2015; Bernier et al. 2015). Queste trappole sono disponibili sul mercato. Bisogna distribuire queste trappole agli apicoltori nelle zone infestate e contigue, per ridurre la popolazione del coleottero e prevenirne la riproduzione. Le diverse tipologie di trappole si adattano ai vari metodi di apicoltura. È importante che le trappole trattengano i coleotteri e non li lascino scappare di nuovo. Alcune trappole si basano per questo su principi attivi, questo potrebbe richiedere l'autorizzazione o l'attivazione del sistema della cascata.
  3. I trattamenti che prevedono il contatto diretto del farmaco con le api o con i prodotti dell’alveare non dovrebbero essere utilizzati per evitare la contaminazione dei prodotti dell’alveare (Valdovinos-Flores et al. 2016). Dovrebbero essere usate trappole la cui efficacia è stata dimostrata in altri paesi. Non è necessario studiare nuovamente nel dettaglio le trappole disponibili laddove dei dati siano già disponibili. Sarebbe opportuno svolgere uno studio nell’area interessata per individuare possibili miglioramenti nell’uso delle trappole e nella gestione degli alveari in presenza dei coleotteri. Inoltre, tale studio dovrebbe identificare possibili ulteriori problematiche e trovare soluzioni in collaborazione con gli apicoltori.
  4. Sarebbe utile identificare insetticidi che uccidano rapidamente Aethina tumida e possano essere registrati per l'uso all'interno degli alveari (Kanga & Somorin 2012; Pitan et al. 2015). Il metodo di applicazione deve escludere la possibilità di contaminazione dell'alveare e dell'ambiente. Sono già stati sviluppati modelli di trappole idonei.
  5. Nel caso di riproduzione massiva, il suolo attorno agli alveari infestati dovrebbe essere trattato con agenti sintetici o biologici (Levot & Haque 2006; Muerrle et al. 2006; Buchholz et al. 2009; Ellis et al. 2010; Hill et al. 2016).
  6. Sarebbe da promuovere l’acquisto di attrezzature che permettono la gestione ottimale dei materiali apistici non presidiati dalle api nella mieleria (es. deumidificatori, celle frigorifere).
  7. Le movimentazioni all’interno delle zone endemiche dovrebbero essere consentite.

 

Zone di protezione

  1. Una zona di protezione (OIE 2016) con un raggio di 10 km deve essere istituita attorno alle zone endemiche. Questa zona di protezione può non essere necessaria se il confine è costituito da barriere geografiche come alte montagne o ampi specchi d'acqua.
  2. Dovrebbero essere proibiti nelle zone di protezione e attraverso i confini della zona endemica il nomadismo e anche la movimentazione dei melari, delle attrezzature apistiche usate, delle api e dei prodotti dell’alveare non lavorati.
  3. L'utilizzo di trappole efficaci in ogni singolo alveare dovrebbe essere obbligatorio.

 

Zone di sorveglianza e ulteriori attività di sorveglianza

  1. Le zone di sorveglianza dovrebbero essere riorganizzate. Riorganizzazione con l’obiettivo di concentrare le forze per realizzare un monitoraggio efficace nei punti critici e allo stesso tempo poter ridurre parte delle restrizioni per gli apicoltori, soprattutto rispetto alla movimentazione degli alveari. Tali restrizioni colpiscono anche gli agricoltori, che necessitano del servizio di impollinazione fornito dagli apicoltori. E' probabile che una valutazione dei costi e dei benefici non sia favorevole al mantenimento per anni di tali restrizioni, rischiando di comportare il fallimento delle aziende coinvolte.
  2. La zona di protezione dovrebbe essere circondata da una zona di sorveglianza con un raggio di 20 km. Barriere geografiche significative come alte montagne o ampi specchi d'acqua possono sostituire i confini della zona di sorveglianza. Questa delimitazione dell'area deve coprire una possibile diffusione a breve distanza di Aethina tumida. La forma delle zone può essere adattata sulla base dell'analisi dei costi e dei benefici.
  3. L'uso di trappole negli apiari dovrebbe essere obbligatorio. Varie misure come trappole chimiche e fisiche, PCR dei detriti degli alveari, alveari sentinella e trappole con esca nei pressi dei laboratori di smielatura dovrebbero essere usati in modo complementare per rilevare Aethina tumida.
  4. Inoltre, le aziende apistiche localizzate entro una distanza di 100 km dalla zona di protezione, che vendono e movimentano api e prodotti dell'alveare grezzi su lunghe distanze, dovrebbero essere incluse nel monitoraggio. In questi casi l'uso di trappole dovrebbe essere obbligatorio. Tuttavia tali aziende non possono vendere api vive all'estero in base alla direttiva 92/65/CEE.
  5. Poiché Aethina tumida si diffonde su lunghe distanze principalmente per mezzo del nomadismo, le località connesse ai flussi del nomadismo (come dichiarati in BDA) dovrebbero essere identificate come zone a rischio. Queste potrebbero essere aree in cui migrano molti apicoltori. Dovrebbe essere implementato un piano di monitoraggio dettagliato basato sul rischio, per rilevare rapidamente una possibile diffusione di Aethina tumida.

 

Eventuali nuovi focolai di Aethina tumida

  1. La nuova situazione deve necessariamente essere gestita considerando l’insieme delle possibili attività e restrizioni da adottare. Solo, infatti, l’attivazione contemporanea di tutte le principali azioni (operatività territoriale immediata, disponibilità di trattamenti efficaci, indennizzi per il mancato reddito degli operatori, possibilità di collaborazione tra i soggetti implicati, ecc…) può far sperare di ottenere risultati positivi.
    I costi e i benefici e l’applicabilità delle misure da prevedere nell’area dovrebbero essere valutati con prudenza. In particolare devono essere valutati i possibili effetti delle restrizioni delle movimentazioni delle aziende apistiche che basano la loro redditività sul nomadismo, le possibilità d’indennizzo della perdita di reddito degli apicoltori. Devono essere disponibili fondi sufficienti a coprire tutti i costi comportati dalle misure adottate.
  2. Immediatamente deve essere istituita una zona di contenimento provvisoria e implementato un monitoraggio per definire l'estensione dell'area infestata, usando le trappole più efficaci contenenti una sostanza letale. Vanno valutati rapidamente i risultati del monitoraggio.
  3. La nuova situazione deve essere valutata sulla base della distanza dall'area infestata più prossima:
    1. nel caso il focolaio sia nella zona di sorveglianza adiacente a un'area già dichiarata endemica (non più di 20 km e nessuna barriera geografica interposta), l’area endemica dovrebbe essere allargata e incorporare la zona del nuovo focolaio. Il confine della zona di sorveglianza dovrebbe essere ridefinito in seguito all’allargamento dell’area endemica. Sono quindi da adottare le misure descritte sopra per la zona endemica e la zona di sorveglianza. Qualora l'apicoltore avesse movimentato alcuni alveari appena prima del rinvenimento di Aethina tumida, un monitoraggio aggiuntivo dovrebbe essere implementato nel apiario movimentato.
    2. Se il focolaio invece è più distante dall’area endemica più vicina, dovrebbe essere istituita una zona di contenimento provvisoria. I movimenti di alveari, api, prodotti apistici non lavorati e attrezzatura apistica usata dovrebbero essere proibiti all'interno dell'area e attraverso i confini dell'area di contenimento. Tali divieti dovrebbero essere sempre accompagnati all’obbligo di trattamento di ogni alveare contro i coleotteri in tutta l’area. Qualora l'apicoltore avesse movimentato alcuni alveari poco prima del rinvenimento di Aethina tumida, un monitoraggio aggiuntivo dovrebbe essere implementato nell’apiario movimentato.

      Inoltre, la situazione deve essere valutata sulla base dei seguenti fattori:
    • La storia recente dell’apiario, deve essere condotta un’inchiesta per comprendere i contatti dell’apicoltore interessato:
      • l'apicoltore aveva spostato i suoi alveari? Ha acquistato api, prodotti dell'alveare non lavorati, attrezzatura apistica usata da un’origine lontana? In questi casi il coleottero potrebbe essere stato introdotto da questa origine e il focolaio potrebbe essere ancora limitato all'azienda. Questo può giustificare misure immediate per tentare di eradicare l'infestante e idealmente non le api.
      • Se l'apicoltore è stanziale e non ha acquistato materiale a rischio, Aethina tumida potrebbe essere arrivata al suo apiario da apiari nei dintorni o dall'ambiente. Questo potrebbe indicare una già ampia infestazione dell'area. In questo caso l'apiario non dovrebbe essere necessariamente distrutto ma bisognerebbe attendere i risultati di un monitoraggio immediato. Durante il monitoraggio l'intera azienda dovrebbe essere posta in quarantena. Singoli alveari infestati potrebbero essere distrutti. Tutti gli alveari dovrebbero essere muniti di trappole efficaci.
    • Risultati del monitoraggio:
      • se gli apiari infestati sono solo alcuni, il livello di infestazione è basso e gli apiari aggregati, potrebbe essere giustificata l’attivazione di tutte le misure per tentare l’eradicazione.
      • Se il numero di apiari infestati è alto e/o se questi apiari manifestano già alti livelli di infestazione e/o se questi apiari sono distribuiti in un’area estesa, allora un’eradicazione del parassita non è più verosimile. Il coleottero dovrebbe essere dichiarato endemico. In questo caso dovrebbero essere adottate le misure descritte sopra per la zona endemica allargata, la zona di contenimento e la zona di sorveglianza.
  4. Nel caso di un tentativo di eradicazione, si devono installare trappole con esca o alveari sentinella con trappole efficaci nel sito abbandonato degli apiari distrutti. Inoltre, tutti gli alveari degli apiari circostanti dovrebbero essere trattati con trappole efficaci. Questo perché alcuni coleotteri si nascondono all’esterno degli alveari o possono fuggire durante l’ispezione degli alveari e quindi non tutti gli esemplari vengono uccisi quando un apiario viene distrutto.
  5. Qualsiasi approccio si adottati per il controllo di Aethina tumida, che sia eradicazione o contenimento, dovrebbe essere dettato dall'estensione dell'infestazione. Secondo la dimensione e della distribuzione del focolaio, il passaggio dall'eradicazione al contenimento dovrebbe essere molto rapido – anche in pochi giorni dal primo rinvenimento confermato di Aethina tumida (Marris et al. 2012).
  6. Nel caso di un tentativo di eradicazione, sono da monitorare gli apiari colpiti e quelli circostanti con alveari sentinella e trappole per 3-6 mesi. Qualora non siano stati trovati altri coleotteri, si abroghino tutte le restrizioni. Se invece vengono ancora trovati coleotteri, si dichiari la zona endemica.

 

Raccomandazioni generali

  1. L'obiettivo delle misure precedenti dovrebbe essere di contenere l'infestante, non di eradicare le api o le aziende apistiche.
  2. Data la diversità delle situazioni locali, la flessibilità dovrebbe essere un aspetto chiave della strategia per contenere Aethina tumida. Per esempio, i raggi delle aree di contenimento e sorveglianza possono essere adattati. Un'alternativa alla distruzione con il fuoco può essere lo zolfo seguito dal congelamento (Dietemann & Lerch 2015).
  3. I nidi di bombi utilizzati per l'impollinazione potrebbero dover essere inclusi nelle misure.
  4. Le associazioni di apicoltori europee esprimono il loro desiderio di contribuire alla soluzione, dal momento che possono beneficiare del successo delle misure di controllo.
  5. Le procedure di attivazione dei livelli decisionali superiori dovrebbero richiedere il coinvolgimento di esperti da altri paesi che hanno affrontato la situazione in precedenza in uno stadio iniziale, indipendentemente dai confini nazionali o della UE.
  6. I fondi della UE e nazionali per l'agricoltura dovrebbero essere utilizzati per finanziare tempestivamente tutte le misure, poiché sono concepite per aiutare non solo gli apicoltori delle aree colpite ma tutto il settore apistico europeo.

 

Bibliografia

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